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sabato 16 dicembre 2017

Nuovo fiore (La mia Addis Abeba).




















Addis disperata che si trascina senza gambe per le strade,
Addis seppellita da palazzi violenti,
Addis di tutti e di nessuno,
Addis che t’implora, ti sorride e ti disprezza.

Addis che vende le sue cosce fredde su marciapiedi neri,
Addis pelle di scuro velluto che ride forte per annegare l’anima,
Addis che muore di notte e risorge con il sole del mattino,
Addis che ti mostra le sue mani piene di cose che non possiede più.

Addis senza pietà sui fuoristrada di splendide signore con occhiali fieri,
Addis che distribuisce il pane a chi non esiste più,
Addis degli stranieri che l'han capita guardando dalle loro finestre chiuse,
Addis che ti chiama con voce ferma dalle sue moschee.

Addis che incede elegante su tacchi a spillo affondati nella polvere,
Addis che a pochi scopre i suoi anfratti bui,
Addis che scompare dentro occhi a mandorla dalla pelle pallida,
Addis che non capisce, che urla e si dimena stanca.

Addis velata di bianco abbagliante nei giorni di festa,
Addis vestita di luridi stracci e di borse di plastica,
Addis delle Mercedes nere che infilano alberghi di lusso,
Addis che divora se stessa.

Addis orgogliosa di un passato  senza futuro,
Addis che parte e che ritorna,
Addis che illude e che tradisce,
Addis tutto, Addis  niente.

mercoledì 9 novembre 2011

"Relax Yene Kongiu, you're in Africa."



Correva l'anno 2006, era esattamente il 4 ottobre e stavamo atterrando ad Addis Ababa. Mi ero trasferito dalla Gran Bretagna in Etiopia.
Dall’alto Addis sembrava infinita, si estendeva per una superficie incredibilmente vasta, erano almeno 10 minuti che la sorvolavamo e pareva non dovesse finire mai. Avevo molto sonno, per la prima volta non ero riuscito a dormire durante il volo, ed ero in preda ad uno stato di forte eccitazione da novità, cose che non si conciliano bene fra loro, era la prima volta che atterravo ad Addis Ababa, "Nuovo fiore" in italiano.
Erano le sette circa quando il Boeing 777 dell’Ethiopian Airlines, partito circa sei ore prima dall'aereoporto Leonardo da Vinci di Roma, concludeva il suo rumorosissimo atterraggio sull'unica pista dell'aereoporto.
I passeggeri avevano cominciato ad alzarsi e ad agitarsi molto prima che l’hostess desse il rompete le righe, desse il via libera, ciascuno aveva cominciato a tirare fuori dalle cappelliere le proprie cose, ad accendere i cellulari, a chiamare e a ricevere telefonate. Nell'atmosfera si respirava un misto di eccitazione, attesa e felicità. Molti di loro tornavano in patria dopo anni e anni.